






Viaggiando su questo tratto si possono fare mirabili scoperte.
Si fanno e nascondono presto nidi nei tralicci, con alberi in fila come fratelli che marciano lungo la strada. Il più temerario è davanti, a prendersi il vento in faccia per amore degli altri anche quando il vento non c'è. Il guard-rail è per loro un inutile autostop, ché nessuno si ferma: è vietato. Chi passa non prova a capirci neppure qualcosa: il sole è fermo, i campi sono così rigati da ieri e da sempre, i fiori amano chi non li guarda, come le cornacchie i cieli sfortunati. Nessuna di queste cose fa male ai passanti, è la regola della libertà dei vinti. Non si è vinta una guerra, però: le vere guerre non si vincono se non piano, all'ombra dei filari di cipressi. Si scopre poi che le orchidee parassite hanno già vinto, e con esse le begonie, i gerani, i salici. Hanno conquistato le uniche trincee che paiono abbandonate, le case disperse oltre la sopraelevata. E non si vedono uomini, ma qua e là pura vita, silenziosa nel suo nascere e nel suo morire.
L.M

Il dato naturale
Qualcosa è cambiato
Pochi hanno il coraggio di andare di fronte al mare a confessare i loro peccati, anche solo con gli occhi. Mare, fermati! Dicono, e il mare non si ferma. E credetemi siamo in tanti; abbiamo vergogna perfino a vederci fare tutti la stessa cosa.
Io l'ho fatto, ammetto, parecchie volte: avrei voluto fare una giravolta e, ammetto, vedere ad ogni giro una vita diversa. Ma la vita è sempre quella: vedere la targa della macchina che ti precede per buona parte della giornata, finché non ti accorgi che qualcosa è cambiato; la pianta rampicante si è impossessata di un nuovo pezzo di muro. Quando copriva un poco il numero del posto auto, il cartello del passo carrabile messo lì sotto e divelto dalle pallonate, il tampone saldamente avvinghiato al palo per evitare brutte sorpese, ora copre tutte queste cose per intero.
Una cosa stupida, ma vale. Vista dal parabrezza, schermo privilegiato e ridotto da cui percepire l'esterno ad ogni ritorno a casa, la cosa diventa rilevante come mille altre cose.
Ma tornando a noi, il mare non risponde a nessuno, è lui che domanda (intimamente). Una delle ultime volte in cui mi trovai in questa situazione singolare fu al tempo in cui mio fratello era alle prese con una brutta bestia, l'adolescenza. Lo è ancora, del resto, in tutti noi: nell'andolescenza si entra col primo bacio (anche negato) e non si esce che col primo figlio. Altre volte, sì, col primo nipote.
L.M
Un giorno ho conosciuto una bimba, piccola piccola, che non smette mai di crescere. Ride, ha occhi grandi, e anche quando fa i capricci, quando grida per nulla, quando ha dolore ai denti, è felice come mai io ricordi d' esser stato.
Un miracolo.
Una terza vita che nasce dall' imperfetta unione di altre due, una nuova vita, una carta bianca, una spugna intrisa di serenità, fiducia e ottimismo. Non mi spiego come sia possibile, non ci credo, dev' esserci un trucco.
È vero, tutto fa schifo, si soffre, si muore, si dimentica e si sparisce; ma ci sono i bambini e sono un grande piccolo sogno, di quelli a cui vorresti credere per sempre, qualcosa che non avevi previsto e che, per questo, ti appare meraviglioso, fantasmagorico. E quando sei con loro, a giocare, a vederli mangiare, a fare lo scemo, non pensi a niente, non cerchi di ricordare, non soffri più: la vita si colora del delicato profumo d' un piccolo fiore di campo.
Chissà come può.
G.P
Meraviglia e Gratitudine
La scala mobile
Dio è la mente. Ma la mente non è, evidentemente, Dio.
Nemmeno il sogno è un miracolo per la stessa; e poi perché dovrebbe esserlo, visto che è un’attività piuttosto ordinaria e chiarificatrice del pensiero. Il sogno rimescola le tracce meno evidenti del nostro vissuto visivo e sensoriale a quelle che lo sono di più e più importanti.
I simboli non sono quindi che ricordi o impressioni istantanee, prossimi alla nostra veglia, di stati dei vari livelli in cui versa la mente. La musica potrebbe essere un simbolo.
La musica è così importante perché coinvolge e tocca quasi tutti i livelli della mente. Il ritmo è primordiale, la disposizione della melodia è cosciente, la melodia e i toni sono incoscienti. I suoni sono un linguaggio primordiale che poi viene comunque ‘educato’ da quello esclusivamente verbale. Comunque ogni traccia elettrica ha un ‘suono’ e una durata: un po’ così facciamo, ripetendo poesie a scuola, più volte e ricalchiamo una traccia debole aumentandone la carica elettrica come si fa con la plastica che si strofina su un panno di lana. A livello sinaptico, le tracce indelebili sono quelle ricalcate ogni giorno.
L’azione del mangiare, della colazione, dell’alzarsi ad esempio.
A seconda della loro utilità e precedenza, carichiamo e memorizziamo tracce a differente potenziale che il cervello classifica in più e meno importanti.
Il miracolo, in nuce, c’è, è vero: l’informazione viene portata in scala mobile su e giù per un grande edificio. Tutto perché il piano è primigenio, già formato, e la mente ha coscienza di discriminare ciò che le è esterno da ciò che le è interno. Questa semplice distinzione le fece capire che lei era in mezzo. Non era cioè, semplicemente, un ricordo.
L.M
Vostok IGagarin fece il suo volo. Era il primo, in assoluto.
Quando vide dal Vzor della Vostok il suo cielo, gli sembrò preparato apposta per lui, un campo seminato come i campi che aveva visto da piccolo – quelle cose sì, durano tutta una vita – ma non chi seminava. Chi aveva seminato c'era già stato, ma non era lì: il campo, ora che era pieno, era abbandonato.
Lo colpì il buio abissale che pareva tirare le ombre fin fuori alla nave, ad ogni rotazione dell'abitacolo. Era una luna in miniatura che compiva la sua nascita e morte in cento minuti circa. Fu un'escursione tra luce e ombra, quel primo passo dell'uomo oltre la sua stessa mente. I suoi occhi avevano come unico riferimento quelli puntati degli spettatori che invano scrutavano il cielo per poter vedere chi c'era lassù, e lo strumentino cardanico, quella piccola finestrina che dava su una terra dipinta che oscillava paurosamente e, ansiosa, tremava sotto l'abitacolo-pedina. Sopra c'era il vuoto che occupava più lo sguardo che i pensieri raccolti al lancio, con gli occhi bassi; avrà pensato mille cose Gagarin, vedendo il cielo uniforme e la sua casa sterminata e ancora troppo vicina. Questo volo gli sarà piaciuto più dei precedenti per la diversità del cielo che osservava: fu il cielo il vero protagonista, incomunicabilmente nero e vivo. Come per tutti i Russi, fu per gli altri uno spettacolo ridotto a poche, intense parole.
L.M

Pessimismo e fastidio
‘Patasabato II
L’invenzione del contrario è realtà mal interpretata. Viviamo su un dado. Il dado è stato tratto dal nostro peggior incubo (la matematica)... ma è certo che Cesare, attraversando il Rubicone, non ne ha mai lanciato uno. Quindi non dite bugie perché il dado (e ognuno di noi) sbaglia a tirare, dite piuttosto che il dado è fatto male.
L.M
Io sono mio padre
Senza colpa
Ti sei mai chiesto, mentre stai a letto con l’orecchio piegato sul cuscino che sente il tuo cuore battere e per questo non riesci a dormire:
C’è una cosa nell’universo?
C’è una mente diversa?
C’è l’io con i suoi no, ancora? Esiste ancora un io, o piuttosto è un generico tu?
L’amore è chiuso in una scatola; si fa quando si vuole, perché la mente ha bisogno di colmare le lacune di questa mente collettiva che tutti hanno ma nessuno ama come parte di sé. A pensarci bene neanche noi amiamo così tanto la nostra.
E facciamo tutto senza colpa.
L.M

