martedì 29 marzo 2011

Jazzy Jam

Jazzy Jam: lezioni di Jazz-mania,
parte I

Una versione di Cantaloupe Island con Herbie Hancock al piano che meritava d'essere postata. Il ritmo al piano è più veloce del normale, il motivo è orecchiabile in quasi tutta la sua integrità (magari per questo è molto nota), e Joe Henderson completa meritatamente l'opera.



Perché il jazz, per alcuni, è così affascinante? Sarò sincero, da buon jazz-maniaco, bisognerebbe iniziare da zero, dal primo respiro poco dopo esser nati.
Prendete una tazza, ad esempio, una pila di vasetti di vetro, una cassapanca vuota. Scoprirete che è più facile fare musica non seguendo un canovaccio, suonando a turno e come viene.

Bene, il jazz è più o meno questo: scoprire una tazza vuota che qualcuno ha lasciato prima di voi al centro d'una strada, e suonarla in tutti i modi possibili. Ne scoprirete tanti, davvero tanti. E' solo che non vi lascerebbero la libertà di farlo per più di cinque o al massimo dieci minuti.

Mettetevi in testa che suonare, per un musicista jazz, è soprattutto creare ritmo, costruire una base che esiste prima di qualsiasi tipo di musica, è sentire il ritmo in più sfaccettature e meravigliarsi che conservi ancora una parvenza di suono costruito, seppur minima.

Passiamo ora, brevemente, agli strumenti: gli strumenti a fiato, tromba, ecc. non sono strumenti soltanto, per mezzo dei quali si compie il ritmo. Sono trattati con dignità da solisti, sono voci in piena regola, melodiche, ritmate, nervose, appena accennate dal fiato di chi le emana. Ma nulla è costruito, e tutto è già contenuto nelle premesse. L'improvvisazione coinvolge uno ad uno i protagonisti del viaggio, accompagnati solo da un sottofondo che si adatta alla situazione. Non c'è bisogno che sia proprio adatto, tutto si gode alla fine.

L'album che credo più rappresentativo e splendido del puro genere è Empyrean Isles di Herbie Hancock; qui è ancora giovane, si respira il puro acume degli strumenti, e si viaggia per davvero.
L.M

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